Sono invecchiata. D’un botto, senza preavviso, senza poter protestare.
Un giorno mi sono guardata allo specchio e non mi sono riconosciuta. Quel volto senza luce era il mio, mie le carni molli e abbandonate dalla piacevole consuetudine delle carezze, mio anche il non riconoscermi. L’attenzione da tempo non sa dove appuntarsi: il presente non urge, il futuro non sorride, il passato è da dimenticare. La memoria fluttua in un paese dove i ricordi dolorosi giocano a rimpiattino con quelli troppo belli per farsi trovare.
Ho una pazienza innaturale e sospetta, una tolleranza che dice della rinuncia imposta dalle mie debolezze ai desideri irrealizzabili.
Triste è il patteggiamento quotidiano con il regno delle possibilità; questo si restringe giorno per giorno, e sta diventando una riserva per indiani dove cerco di convincermi a piantar le tende.
Il tempo aggiunge rughe sul viso e divieti di accesso alle strade che non ho percorso a suo tempo, quando era normale scialacquare le scelte e insano cogliere le opportunità.
Oggi mi barcameno in questa lotta estenuante con la discrepanza fra pensiero ed azione, fra volere e potere. E ancora rimpiango l’amore che non c’è, il sorso d’acqua nel deserto delle passioni…